Dall’Operazione Mare Nostrum a Triton: politiche per i rifugiati in Italia ed Europa

|

L’ennesima tragedia colpisce il Mediterraneo: oltre 300 migranti perdono la vita in mare a soli pochi mesi dal lancio dell’Operazione Triton. A questo proposito, il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, ha dichiarato all’Europa la necessità di ricevere maggior sostegno affinché il Mediterraneo non continui a essere la tomba di migliaia di persone.

 

(Per la video-intervista si ringrazia Andrea Mugnai)

L’attuale programma Triton, che si sostituisce all’Operazione Mare Nostrum conclusa nel novembre 2014 per ordine del Ministro Italiano degli Interni, Angelino Alfano, si avvale della guida EU grazie a Frontex, l’agenzia europea di controllo delle frontiere. L’obiettivo che l’attuale Governo si è dato, insieme a diciannove Stati che partecipano finanziariamente all’operazione, è quello di tenere controllate le frontiere nei Mari del Mediterraneo. Si stima che solo nel 2014 ben 170.000 migranti siano arrivati a Lampedusa, e anche se è impossibile avere numeri certi, si pensa che oltre 5.000 di loro sia morto nel Mediterraneo, numero che cresce di settimana in settimana.

Visti i recenti fatti, molti esperti in fenomeni migratori, tra cui l’On. Kyenge, hanno richiesto una revisione e un rafforzamento sostanziale dell’operazione Triton, affinché questa iniziativa non si limiti a essere un piano d’emergenza, bensì si avvalga di più ampie politiche comunitarie. Mare Nostrum e Triton sono, infatti, operazioni diverse tra loro: se la prima consisteva nell’impiego di navi della Marina Militare Italiana per pattugliare il Mar Mediterraneo fino a 90 miglia dalla nostra frontiera, recuperando e portando in salvo imbarcazioni con persone rimaste alla deriva nel tentativo di raggiungere l’Europa, la seconda, invece, attualmente prevede il pattugliamento solo fino a 30 miglia dal confine dell’Unione Europea, lasciando di fatto scoperte 60 miglia che centinaia di barche sovraffollate di migranti continuano a solcare senza ricevere alcun tipo di soccorso.

“La migrazione non è solo un problema da risolvere, ma un fenomeno da gestire”, afferma l’On. Kyenge in visita a Londra per partecipare all’evento “Crossing borders: Italy, Mediterranean and beyond. What policy responses to refugees’ needs” organizzato dal PD Londra & UK e l’Italian Society del King’s College. “Anche e soprattutto attraverso la prevenzione del conflitto e dei fattori che condannano i Paesi del Sud globale a condizioni di sudditanza e sottosviluppo cronico” prosegue la Kyenge.

L’evento, che vedeva la partecipazione di Maurice Wreng (Direttore Esecutivo del Refugee Council nel Regno Unito), Andrej Mahecic (dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite) Caroline Moorehead (giornalista per i diritti umani) e Mauro Mondello, giornalista e autore del documentario “Lampedusa in Berlin”, si è aperto con la proiezione di un documentario sulla storia di rifugiati provenienti dalla Libia, sbarcati a Lampedusa e andati in Germania. Immediato è stato il collegamento alla “tragedia di Lampedusa” del 3 ottobre 2013.

All’assenza totale di una politica congiunta da parte dell’Unione Europea, in quella che è stata apostrofata “la richiesta di asilo á la carte”, si aggiunge la distorsione di quei Paesi e partiti politici che vedono la protezione della sicurezza nazionale e la tutela dei diritti dei rifugiati, come due tendenze in piena contraddizione tra loro. Maurice Wren, durante il suo intervento all’evento Londinese, sottolinea come non sfugga all’occhio degli studiosi della materia, quanto la crescita della xenofobia vada di pari passo con l’imposizione di politiche di austerity che impoveriscono la società e aumentano il divario sociale.

D’altra parte, basta pensare che l’87% dei rifugiati viene accolto da Paesi in via di sviluppo per capire che l’assenza di coordinamento del fenomeno migratorio non risponde a logiche economiche, ma a una cattiva governance ed eccessiva mediocrità di molti leaders europei.

Il PD Londra & UK ribadisce la propria posizione a favore di politiche lungimiranti nella gestione della migrazione. Guardando all’Italia non possiamo che prendere atto del fatto che frammentazione e la discontinuità politica hanno ancora una volta comportato grossi ritardi nella produzione di un quadro normativo organico di lungo periodo, soprattutto in tema di richiesta di asilo. Inoltre, come circolo, riteniamo che pressioni sulle questioni economiche abbiano fatto perdere di vista l’impianto di valori che dovrebbe essere la base naturale di ogni società civile, e che dovrebbe costituire le fondamenta del nostro partito.

Chiediamo per questo al nostro Governo e all’Europa, più coerenza nella gestione della migrazione, più unione e lungimiranza nella definizione di politiche comunitarie. In un contesto caratterizzato dalla presenza di conflitti e di milizie affiliate al terrorismo, politiche disomogenee di rifiuto e di chiusura sono soprattutto miopi e controproducenti, oltre ad essere contrarie alla morale umana. Le conseguenze delle decisioni di oggi, definiranno i conflitti e le emergenze dei prossimi 10 anni.

Circolo PD Londra & UK.