Il PD Londra, dalla sfida della rappresentanza a laboratorio di politica

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BOS5962“Senza perderci di vista. Una grande Italia oltre l’Italia: Dalle Comunità al Parlamento”. Discorso del Presidente del PD Londra&UK alla Festa dell’Unitá di Milano, 6 settembre 2015

“Ringrazio Eugenio Marino, responsabile del PD Mondo, per questo invito a partecipare a questo confronto tra militanti del Partito Democratico  all’estero e i propri deputati eletti in parlamento. Vi porto il saluto degli iscritti del Circolo PD di Londra & UK, del suo segretario, Roberto Stasi e di Allegra Salvadori, nostra delegata all’Assemblea nazionale. Circolo che di recente abbiamo intitolato alla figura di Decio Anzani, attivista socialista e anti-fascista, che morì nel 1940 insieme ad altre centinaia di italiani a bordo dell’Andora Star, una nave con la quale il governo britannico deportava gli italiani di Londra e che venne affondata da un sottomarino tedesco al largo dell’Irlanda.

Come Circolo di Londra stiamo assistendo a quella che è un’altra, ben meno drammatica,  emergenza immigratoria: mentre sulle coste italiane sbarcano migliaia di extra-comunitari, nel Regno Unito si stima stiano  arrivando più di 2000 italiani al mese,  la stragrande maggioranza con meno di 35 anni. Si stimano più di mezzo milione di italiani nel Regno Unito, la metà solo a Londra, dove sta emergendo una nuova comunità londinese di lingua italiana. Come circolo abbiamo deciso di raccogliere la sfida della rappresentanza e quindi di provare a d’intercettare questa nuova realtà, di capirne le necessita e di rappresentarla, nel nome dell’integrazione, della solidarietà,  con l’intenzione di valorizzare la comunità. Per questo motivo assieme a SEL UK e una rete di altre associazioni italiane presenti sul territorio, tra le quali l’INCA-CGIL abbiamo presentato la lista ‘Moving Forward’ alle elezioni del Comites di Londra, conquistando quasi il 30% dei voti e 5 sui 18 seggi. tra i quali abbiamo eletto la nostra capolista Martina di Simplicio, ricercatrice dell’Università di Cambridge, Clara Calceo Green, fondatrice di Cinema Italy UK e Tipu Golam,  rappresentante della comunità italo-bengalese, una comunità di 3000 cittadini italiani che da due anni si sono trasferiti a Londra.

La nostra comunità ha di fronte due importanti sfide politiche : contrastare le politiche restrittive di immigrazione del governo Cameron ed il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea. Questo non vuol dire soltanto mostrare i dati – dal 2004 al 2014,  gli europei residenti a Londra hanno portato all’erario più di venti miliardi di sterline al netto dei trasferimenti sociali –  ma soprattutto mettere in atto un’azione politica per combattere le spinte euroscettiche presenti a  destra ma anche a  sinistra. L’Unione è più forte con il Regno Unito. Una Brexit  trasformerebbe la Gran Bretagna in un asilo nido per l’oligopolia mondiale, una sorta di Cayman formato gigante, condannandola prima o poi all’isolamento. Ma l’entusiasmo europeista deve rimanere intransigente sulla difesa dei propri valori fondanti : noi rifiutiamo un’Europa ‘fai da te’ dove si vuole il libero scambio delle merci ma si applicano restrizioni al trattato di Schengen, come di recente auspicato dal ministro degli interni britannico, Teresa May. Se le destre populiste vogliono la fine dell’Europa, la destra conservatrice al governo immagina un mondo aperto per i capitali ma chiuso ai lavoratori migranti e i diritti fondamentali. Noi crediamo fermamente che questo tipo di ragionamenti non hanno spazio nell’Unione.

Proprio per questo motivo, realizzando che per difendere la proprio comunità bisogna impegnarsi in sfide politiche che vadano aldilà del proprio territorio, crediamo che il nostro ruolo vada oltre la rappresentanza. Noi crediamo che i circoli PD e le comunità italiane all’estero debbano fungere da ‘importatori di geni positivi’, selezionando le esperienze migliori e agendo da vere e proprie antenne del cambiamento. In fondo è per questo motivo che crediamo nell’esistenza della circoscrizione estero dotata di propri rappresentanti in Parlamento: per dare risposte ai problemi che inducono migliaia di giovani, laureati e non, a lasciare il proprio paese. In questo contesto servono i parlamentari all’estero, proprio per combattere su questioni legate alla meritocrazia, alle pari opportunità, ai diritti civili, al tema del precariato e dell’imprenditoria giovanile, del diritto allo studio. Sono nove anni che questa circoscrizione esiste e dei risultati per gli italiani all’estero sono stati raggiunti come la legge Controesodo, la legge PRIME, l’estensione del voto per gli studenti Erasmus.

Ma bisogna continuare ad impegnarsi per l’Italia intera, cominciando dal creare le condizioni per la crescita economica. Quanti ragazzi conosciamo che dopo gli studi a Londra tornano in Italia con l’intenzione di avviare start-ups e che dopo si rendono conto gli conviene avviarle nel Regno Unito ? Perché’ l’Italia non impara dall’esperienza inglese, dal Seed Enterprise Investment Scheme (SEIS), programma di crediti fiscali per l’imprenditoria giovanile che sta incentivando migliaia di piccoli e medi investitori a scommettere su giovani imprese ? Per rispondere a queste e altre domande nel circolo abbiamo avviato dei gruppi di lavoro  (economia & lavoro, innovazione, pari opportunità) che hanno già cominciato ad avanzare delle proposte. Nell’ambito delle politiche per il lavoro, pensiamo sia importante completare il percorso iniziato con il Jobs Act ed introdurre in Italia un salario minimo nazionale seguendo l’esempio del Regno Unito. In Italia il 20% dei lavoratori subordinati non gode di un salario minimo (il 60% è coperto dai minimi stipulati dai contratti nazionali di categoria, i quali sono estesi ad un altro 20%) in un paese come il nostro che soffre del fenomeno dei working poors, ovvero di lavoratori il cui salario è inferiore al 60% del salario mediano nazionale, che sono intorno al 10% del totale. Il salario minimo non deve diventare il salario di riferimento, ma uno strumento di negoziazione aggiuntivo per i lavoratori, soprattutto in un contesto di contrattazione decentralizzata. Inoltre, come circolo dichiariamo guerra ad ogni forma di lavoro non retribuito, a cominciare dal fenomeno degli ‘stages selvaggi’, stages non retribuiti che sono veicolo di conservazione sociale dato che solo i figli delle classi più abbienti se li possono permettere, accumulando preziosa esperienza lavorativa.

Infine, data l’elezione di Jeremy Corbyn e la recente sconfitta alle elezioni, vale la pena condividere qualche riflessione sulla crisi che il partito Laburista sta attraversando. La sorprendente e decisa svolta a sinistra del Labour è il frutto dell’incapacità del partito di assorbire e fare i conti con l’eredità politica e di governo di Tony Blair. Il distacco tra la base del partito ed il ‘partito parlamentare’ è andato negli anni via via aumentando. Il congresso del 2010 lasciò il dibattito irrisolto mentre la segreteria di Ed Mili band non è riuscita ad elaborare una sintesi, stretta tra posizioni massimaliste (mansioni tax, energy prices freeze) e la ricerca del consenso al centro che la portarono a chiedere il controllo dell’immigrazione, il taglio della spesa ed il pareggio di bilancio, insomma una copia sbiadita dei conservatori. L’assenza di una direzione chiara, il timore di un patto Labour-SNP e l’ostilità dei media sono tutti fattori che hanno portato alla sconfitta alle elezioni politiche dello scorso Maggio, svolte in un momento di forte crescita economica che da sempre favoriscono il partito in carica. Dopo le dimissioni di Ed Miliband, il partito si è immediatamente lanciato nelle primarie per la leadership in tempi troppo brevi per favorire una seria e profonda discussione, che da troppo tempo manca nel Labour. Il partito non si è mai veramente interrogato sulle origini della crisi finanziaria, manca di una visione per la classe media e di una visione per il ruolo del Regno Unito in Europa. Non riuscendo ancora a digerire l’eredità di Blair e dopo le sconfitte del 2010 e del 2015,  in assenza di qualsiasi sintesi politica, ci si è infine girati di 180 gradi scegliendo Jeremy Corbyn, l’antitesi di Blair e del New labour. Fonte di speranza e cambiamento per alcuni, druido della vecchia sinistra massimalista per altri, l’elezione di Jeremy Corbyn è senza dubbio il più grande evento per il partito laburista dal 1997. Al di là delle singole opinioni, in un paese che ha estremamente bisogno di sinistra, dove l’ineguaglianza sale, la mobilità sociale scende (la più bassa nell’OECD insieme agli USA e all’Italia), alle prese con una grave crisi abitativa e dove più di un milione di persone usano i banchi alimentari, possiamo solo inviargli i nostri migliori auguri di buon lavoro”.

Massimo Ungaro, Presidente dell’Assemblea, PD Londra & UK ‘Decio Anzani’