Jo Cox, Brexit e perché l’Europa ha bisogno dell’UK

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Tributo a Jo Cox, foto con fioriL’Europa ha ancora bisogno dell’UK

Remain or leave, in or out, come nel più famoso monologo della tragedia shakespeariana, to be, or not to be. Questa è la domanda a cui 40 milioni di elettori britannici, incluse alcune eccezioni come i cittadini del Commonwealth residenti nel Regno Unito ed i cittadini della Repubblica Irlandese, dovranno rispondere giovedì prossimo in merito destino del loro Paese, fuori o dentro l’Unione Europea.

In questa campagna elettorale stiamo assistendo ad una propaganda becera al limite del razzismo, con passaporti inglesi sbandierati nei dibattiti TV, con manifesti che speculano sulla tragedia della guerra e dei rifugiati, parlando di invasione in atto, dicendo che i cittadini ed il Paese sono sotto attacco, che stanno rubando il Paese agli inglesi, che non si e piu’ liberi e sicuri di vivere secondo la propria cultura e tradizione. E che, quindi, bisogna mobilitarsi, per riprendersi il Paese, per riprendersi il potere, per esercitare la forza verso ogni minaccia esterna.

La destra più conservatrice che siede nel Governo, e sfida Cameron alla successione, si salda alle forze più marcatamente nazionalistiche, se non xenophobe, come l’UKIP di Farage, accomunate da un nostalgico irredentismo imperialista, offrendo agli elettori inglesi un ritorno alla “Big Britannia” fuori dall’Unione Europea.

Ed ecco che quella cultura nazionalista, dormiente in ogni società e nazione, si materializza in uno squilibrato che ti prende alla lettera. E nei giorni scorsi si è materializzata la tragedia, sotto i colpi di pistola sparati contra la deputata laburista, Jo Cox, e nell’odio e nel disprezzo del suo assassino verso l’idea stessa che la Cox impersonificava.

Deputata alla prima legislatura dallo scorso maggio, Jo Cox era una politica non di professione ma di impegno sociale in varie organizzazioni non governative, con una particolare attenzione e protagonismo sulle questioni mediorientali e sulla crisi migratoria degli ultimi mesi.

Da una parte la scelta di vita di Jo Cox rivolta agli altri, senza paure della diversità e con un principio di accoglienza e carità, dall’altra il disprezzo per la diversità, il disprezzo della vita e la convinzione degenerata di superiorità ed integrità nell’autosufficienza del suo attentatore.

Il dibattito sull’uscita e sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea, non viene percepito secondo ragione ma solo per passione e sentimento. Sembra non importare  l’assoluta incertezza, anche ammessa dai sostenitori della Brexit, delle conseguenze sull’economia britannica, sui prossimi passi da seguire nel caso di un’uscita dall’UE. A poco sono valsi gli appelli di economisti, autorità finanziarie ed economiche, delle università sull’impatto catastrofico sull’economia inglese dell’uscita. Vale solo il finto mito di ripredersi il controllo del Paese, delle sue frontiere, di escludere e di isolarsi pensando così di essere immuni ad ogni minaccia e pericolo.

Nella campagna ha dominato e domina la paura: la paura è la leva di propaganda da entrambe le parti. E stupisce, davvero, che ad aver paura sia questo Paese, che nella storia, con il sacrificio di molti, non si è sottratto alla lotta contro il male assoluto del nazifascismo e del totalitarismo, che ha costruito negli anni una società inclusiva e multietnica, che è ancora un esempio di progresso, inclusione e stabilità, economica, politica e sociale.

Questa tragedia volge al termine, e come nelle parole di Amleto, con qualunque decisione esca dalle urne il prossimo giovedi, avrà lasciato in questo Paese, e non solo, un ulteriore prova e segno delle paure dei nostri tempi e dell’incapacità di ritrovare valori ed ideali del grande umanesimo che il nostro vecchio continente ha prodotto nei tempi, ma molto spesso dimenticato.

Speriamo di svegliarci venerdi mattina, sentendoci ancora cittadini di questo Paese e parte del grande progetto di pace, di rispetto e tutela dei diritti umani e di democrazia che l’Unione Europea rappresenta. Del Regno Unito, per la sua storia e la sua cultura democratica, abbiamo davvero ancora tanto bisogno.

Roberto Stasi, Segretario del PD Londra & UK