La Brexit e la nostra comunità nel Regno Unito

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Nota di Roberto Stasi, segretario PD Londra & Regno Unito – Decio Anzani, ai rappresentanti del PD Estero e Deputati circoscrizione estero del Partito Democratico.

Il processo di uscita del Regno Unito dall’UE sta per essere ufficialmente avviato.

Il Governo del PM Theresa May ha elaborato un Libro Bianco, che individua gli obiettivi del processo di uscita del Regno Unito e i relativi argomenti di negoziazione per i prossimi due anni, sia nella definizione del trattato di uscita, sia del futuro rapporto di partenariato che il Regno Unito vorrà stabilire con l’Unione Europea. Dopo la prima approvazione della Camera dei Comuni, i rilievi ed emendamenti della Camera dei Lords nella prima settimana di Marzo, ed il ritorno alla Camera dei Comuni, dove la schiacciante maggioranza del voto conservatore, impedirà ogni tipo di cambiamento alla proposta di legge del Governo sull’uscita del Regno Unito dall’UE, ci si attende che, entro fine marzo, il PM inglese notificherà al Consiglio dell’UE ed alla Commissione Europea la volontà del Regno Unito di esercitare la propria “intenzione” di uscita.

La decisione del Regno Unito di uscire dall’Unione Europea, sancita dal referendum del 23 giugno scorso, apre scenari difficilmente prevedibili, data la vastità della materia e dell’impatto, nei più diversi campi, che una recessione dai trattati comunitari comporta, un fatto, inoltre, primo ed unico nella storia dell’UE.

Il libro bianco sulla Brexit: un breve riassunto

Questi i temi trattati nei 12 punti:

1. Fornire certezza e chiarezza – Sicuramente forniremo tutte le informazioni possibili sul modo in cui intendiamo portare avanti i negoziati. (Si precisa però che non verrà fornita nessuna informazione che, una volta resa pubblica, potrebbe indebolire la posizione britannica nei negoziati)

2. Riprendere il controllo delle nostre leggi – riprenderemo il controllo delle nostre leggi e porremo fine alla giurisdizione della Corte di Giustizia dell’Unione Europa nel Regno Unito

3. Raff orzare l’Unione – raggiungeremo un accordo che sia soddisfacente per l’intero Regno Unito, per la Scozia, per il Galles, per l’Irlanda del Nord e per tutte le parti dell’Inghilterra. Rispetteremo pienamente gli accordi del Trattato di Belfast e i trattati successivi.

4. Proteggere i nostri forti e storici legami con l’Irlanda e mantenere la Common Travel Area – lavoreremo per trovare una soluzione concreta che permetta il mantenimento della Common Travel Area, che protegge i nostri forti legami con l’Irlanda, proteggendo allo stesso tempo l’integrità del nostro sistema d’immigrazione.

5. Controllare l’immigrazione – controlleremo il numero di persone che arriveranno nel Regno Unito dai Paesi dell’Unione Europea.

6. Garantire i diritti dei cittadini UE che vivono nel Regno Unito e dei cittadini britannici che vivono in Paesi dell’Unione Europea – intendiamo fornire il più presto possibile garanzie sullo status dei cittadini europei che già vivono nel Regno Unito e sullo status dei cittadini britannici che vivono in altri Stati membri.

7. Proteggere i diritti dei lavoratori – proteggeremo e raff orzeremo l’attuale legislazione sui diritti dei lavoratori.

8. Garantire il libero commercio coi mercati europei – costruiremo una nuova partnership strategica con l’Unione Europea, anche attraverso un accordo di libero scambio di ampia portata, ambizioso e coraggioso e cercheremo un nuovo accordo doganale reciprocamente vantaggioso.

9. Garantire nuovi accordi commerciali con altri Paesi – stringeremo ambiziosi accordi di libero scambio con Paesi di ogni parte del mondo.

10. Garantire che il Regno Unito resti il posto migliore per la scienza e l’innovazione – rimarremo all’avanguardia nel settore scientifico e dell’innovazione e cercheremo di mantenere una stretta collaborazione coi nostri partner europei.

11. Cooperare nella lotta al crimine e al terrorismo – continueremo a lavorare con l’Unione Europea per mantenere l’Europa sicura, per combattere il terrorismo e far rispettare la giustizia in Europa.

12. Portare a termine un’uscita armoniosa e ordinata dall’Unione Europea – cercheremo un processo di implementazione per fasi, durante il quale sia il Regno unito sia l’Unione Europea e i Paesi che rimangono membri dell’UE potranno prepararsi ai nuovi accordi che esisteranno tra noi.

L’impatto sui cittadini comunitari nel Regno Unito e britannici in Europa.

Mentre gli sviluppi futuri rimangono ancora incerti, così come è incerto e vago il mandato del Governo inglese nella negoziazione, alla luce di un’assenza di un piano di uscita, già precedente all’indizione del referendum, il risultato ha e sta avendo anche una portata emotiva, e non solo, sulla vita dei singoli cittadini comunitari nel Regno Unito. La stessa preoccupazione sul futuro status di cittadino è sentita dai cittadini inglesi residenti nei Paesi dell’Unione Europea.

Sono state diverse le associazioni, i movimenti e le organizzazioni che si sono create negli ultimi mesi per dare voce agli Europei nel Regno Unito; la più grande è 3Millions, che raggruppa altre associazioni e gruppi di cittadini europei e che si sta dimostrando, anche per buona capacità tecnica e disponibilità di risorse, una delle più efficaci nell’interlocuzione con le istituzioni britanniche e nell’attività di lobbying con il Parlamento inglese in queste settimane. Viceversa, gli stessi cittadini inglesi residenti nell’Unione Europea, hanno dato vita ad una rete di forte lobbying verso le proprie istituzioni in patria, producendo una controproposta al Libro Bianco della May e suggerendo emendamenti alle forze politiche a Westminister.

Lo status giuridico di cittadini comunitari, infatti, che garantisce ad ogni cittadino europeo in ogni stato membro il godimento di diritti equiprati a quelli di piena cittadinanza, nonché accesso pieno all’assistenza sociale e sanitaria, potrebbero essere non più garantiti alla luce dell’uscita del Regno Unito dall’UE.

Questa preoccupazione è emersa anche nelle diverse comunità italiane nel Regno Unito: con il coinvolgimento delle rappresentanze delle comunità locale, tramite i Comites, i patronati, ma ancor prima attraverso un network delle associazioni italiane nei più diversi settori e categorie, si è deciso di lanciare un “Osservatorio sulla Brexit” con l’obiettivo di partecipare alle iniziative di lobbiying dei movimenti di cittadini europei verso il Governo ed il Parlamento inglesi, ma anche di tenere informati le comunità sugli sviluppi e sulle implicazioni della Brexit, nonché di dare assistenza diretta a chi è più in difficoltà.

Anche come PD Londra & Regno Unito, ci siamo resi protagonisti di alcune azioni di dialogo e pressione soprattutto sul Labour Party: abbiamo favorito e la partecipazione e l’organizzazione di incontri dedicati ai diritti di cittadinanza degli europei post-brexit, nonché procedo all’invio di una richiesta di emendamento al progetto di legge del Governo, per il riconoscimento del principio di continuità dei diritti degli europei già residenti nel Regno Unito, fin da subito, in modo da evitare che i diritti dei cittadini comunitari nel Regno Unito e di quelli britannici in UE, possano diventare merce di scambio “bargaining chips” nelle negoziazioni dei prossimi due anni.

Proprio questa incertezza sul futuro dello status giuridico dei cittadini europei, nonché i dubbi sulla burocrazia che su questi si riverserà, stanno causando molta ansia e insofferenza, anche nelle nostre comunità italiane nel Regno Unito.

L’impatto sulla comunità italiana e situazione delle strutture consolari nel Regno Unito.

Gli ultimi dati sulla presenza degli italiani nel Regno Unito pubblicati dal Consolato Generale di Londra, parlano di un totale di registrati AIRE di 320 mila unità, includendo anche il Consolato Generale di Edinburgo e Scozia. Nella pratica diffusa di non registrazione all’AIRE, almeno un’uguale porzione di italiani sono residenti nel Regno Unito (es. rilascio dei National Insurance Number (NIN) per italiani nel 2015, 45 mila, registrati aire solo 25 mila, circa). La popolazione italiana nel Regno Unito è con buona stima, superiore ai 500 mila.

Da ormai 3 anni a questa parte, il numero di registrati AIRE per mese, è sempre oltre i 2000 cittadini, con picchi, nello scorso anno, di 3000/3500. Dati più recenti, a partire da giugno 2016, ci dicono che il numero si è stabilizzato intorno ai 2500, poichè le richieste di registrazioni dei “nuovi arrivi” iniziano a calare. Si vede, infatti, un’emersione del “sommerso” ovvero di coloro, che, sebbene residenti da molti anni, non hanno mai provveduto all’iscrizione AIRE, ma che adesso, anche per la Brexit e per la richiesta immediata di copia di documenti e documenti di identità, stanno via via regolarizzando la loro posizione.

Fenomeno nuovo, ma crescente, è quello che coinvolge molte seconde e terze generazioni di italiani, figli di emigrati negli anni 50-60 qui nel Regno Unito, che ritornano a richiedere il passaporto italiano ed, in alcuni casi, la cittadinanza italiana per discendenti e congiunti.

La rete consolare del Regno Unito è davvero ridotta ai minimi termini ed è sottoposta ad una crescente pressione: questa consiste dei soli Consolati di Londra ed Edinburgo, poi una serie di consolati onorari. Le distanze tra i due consolati sono enormi e costose. Su Manchester, dove era presente un’agenzia consolare, chiusa due anni fa, gravitano quasi 50 mila cittadini AIRE, altrettanti non AIRE, vista la presenza di molte università ed di un vasto settore industriale e di servizi finanziari.

La rete dei consoli onorari (in totale 5-6, con altrettanti corrispondenti consolari), a cui sono state delegate molte funzioni, così come la raccolta della impronte digitali per un massimo di 50 passaporti al mese, è anch’essa sotto forte pressione: supplisce inevitabilmente alle mancanze dell’amministrazione statale, in maniera tuttavia, involontariamente, inefficace, per l’assenza di risorse adeguate all’utenza, per la volontarietà della funzione ed, in ultimo, per l’ingorgo di lavoro finale che da tutto il Paese confluisce sul Consolato di Londra. Questo, infatti, già in grande difficoltà e con un organico di 50 unità, non allargabile vista l’assenza di spazi nella sede esistente, serve già oltre 120 mila italiani (solo l’emissione di passaporti è la più alta della rete consolare italiana nel mondo, con una media di 2500 passaporti al mese).

Dalla Brexit questi numeri stanno crescendo e la pressione sugli uffici consolari cresce di giorno in giorno. Ci è stata inoltre segnalata, la revoca del contratto di servizio estero per i cosidetti “digitatori”, ovvero soggetti addetti alla registrazione dei dati AIRE nel sistema informatico del ministero, con un aggravio dei tempi, ad oggi già oltre i 6 mesi per la registrazione AIRE.

Da dopo Marzo, quando la procedura di uscita sarà attivata, la situazione potrebbe ulteriormente degenerare portando ad un collasso delle strutture consolari per la richiesta di cittadinanza, documenti di identità e registrazione AIRE.

Faccio presente, che molti europei, stanno procedendo alla compilazione della domanda di riconoscimento della Residenza Permanente nel Regno Unito in quanto cittadini comunitari, sperando di potersi assicurare contro potenziali cambi alle politiche di immigrazione e residenza successive alla Brexit. Il permesso di residenza permanente si acquisisce (o dovrebbe) di diritto dopo 5 anni di residenza consecutiva e qualificata (come lavoratore o studente). Tuttavia, la documentazione è risultata complessa e lunga; varie interrogazione parlamentari al Governo inglese hanno permesso di alleggerire il carico di documenti e di informazioni da allegare alla domanda ed un formulario online è ora disponibile. Nonostante questo, non sono pochi i casi di rigetto della domanda, soprattutto su nuclei familiari misti, ricongiungimenti e discontinuità lavorativa.

E’ anche utile riportare un crescendo di reati a sfondo razzista contro alcune nazionalità europeo ed una crescente preoccupazione delle autorità di polizia su questi reati. In ultimo, il dato di quasi 40 mila rientri di cittadini europei, prevalentemente dell’Est europeo, che hanno deciso di rientrare in patria post brexit.

Una situazione davvero difficile quelle che le nostre comunità e quelle europee nel Regno Unito e, di riflesso, quelle inglesi in Europa dovranno affrontare nei prossimi mesi ed anni. Tutto questo chiede un’attenzione maggiore del nostro Partito, dei nostri parlamentari, non solo quelli eletti all’estero, ed, infine, del nostro Governo.

L’UE non è solo mercato unico, ma anche quella moltitudine di cittadini che ha deciso, per bisogno o piacere, anche prima dei trattati comunitari, di vivere la propria esistenza in un altro Paese europeo, senza mai sentirsi straniero in casa altrui, senza mai dimenticare la propria cultura d’origine. A loro deve essere dedicata la nostra attenzione ed il nostro lavoro.

Infine, alcune proposte e richieste:

  • Estensione del riconoscimento di parte di alcuni introiti ai Consolati, per es. passaporti e visti, al fine di finanziare personale contrattuale in loco e potenziare servizi consolari, anche con un budget più consistente per i consoli onorari Riapertura di un ufficio/agenzia consolare a Manchester – la chiusura dell’agenzia consolare di Manchester ha ulteriormente appesantito il lavoro di Londra, creando molto malcontento tra i cittadini del nord Inghilterra. La sostituzione con un consolato onorario, aperto solo da pochi mesi, risulta già del tutto inadeguata. Alla luce del contesto politico, che il Regno Unito attraversa, ovvero la Brexit, dovremmo, con forza, richiedere al MAECI di riaprire l’agenzia consolare di Manchester per una presidio efficace dello Stato in quella comunità che con e dopo la Brexit, si riverserà su strutture consolari onorarie del tutto impreparate ed insufficienti. Questa proposta è stata più volte suggerita dalle rappresentanze ComItEs e CGIE, sia alle autorità diplomatiche sia al sottosegretario Enzo Amendola nella sua ultima visita di Luglio 2016. Tale richiesta, che non è una mera rivendicazione territoriale, tiene conto del mutato contesto politico di questo Paese e dell’incertezza a cui la nostra comunità, così come tutte quelle europee, qui presenti, è destinata nei prossimi due anni.
  • Un fondo speciale per la BREXIT – l’incertezza che regna sulla Brexit e su come questa si svolgerà, ovvero le implicazioni in termini di diritti/doveri dei nostri cittadini verso la burocrazia inglese e l’impatto sulle nostre rappresentanze istituzionali nel Regno Unito, richiederebbero la costituzione di un fondo speciale per la Brexit, di almeno 500 mila euro anno per il supporto alle autorità consolari per studi e ricerca, nonchè per attività di informazione e per supporto integrazione ai servizi della rete consolare.
  • Creazione di un gruppo di lavoro bicamerale in seno alle Commissioni Esteri di Camera e Senato sulla Brexit – la commissione dovrebbe avviare studi, indagini e ricerche sull’impatto della Brexit sull’Europa, sull’Italia ed i suoi cittadini. Dovrebbe procedere all’audizione di cittadini italiani nel Regno Unito e di cittadini inglesi in Italia, così come all’intervista di soggetti espressione di ogni settore e categoria della vita economica, sociale e politica italiana ed europeo che potrebbero essere direttamente impattati dalla Brexit. Dovrebbe, inoltre, fare da raccordo con le altre istituzioni ( Parlamento Europeo, Gruppi interparlamentari europei) e rappresentanze italiane all’estero, in particolare nel Regno Unito e in Italia per gli inglesi, ovvero rappresentanza diplomatica, CGIE, Comites, Scuole Italiane ecc.)