Legittimare il razzismo uccide – anche nel PD

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In un’Europa post Brexit in preda al populismo e all’anti-establishment, c’è un elemento che accomuna tutti i paesi: un sentimento anti-migratorio che sfocia sempre più chiaramente in un aperto e dichiarato razzismo.

Dagli episodi di aggressione contro le comunità polacche nel Regno Unito, al referendum Ungherese del 2 ottobre sulle quote di rifugiati, emerge un trend chiaro che evidenzia xenophobia, intolleranza e mancanza di valori che credevamo essere condivisi.

Emmanuel-Chidi-Nnamdi-chynere-586x280L’Italia non è da meno. La settimana scorsa il Nigeriano Emmanuel Chidi Nnamdi è stato ucciso a Fermo nelle Marche, mentre cercava di difendere sua moglie dagli insulti di un 39 italiano che la chiamava scimmia e la spintonava. La difesa di Emmanuel ha provocato il suo assassino che procuratosi una spranga lo ha ucciso.

Emmanuel e sua moglie Chinyere orignari della Nigeria scappavano da Boko Haram, un gruppo terroristico affiliato con Al Quaeda il cui scopo è di impedire alle donne di avere accesso all’educazione. Dopo aver perso un figlio di 2 anni e mezzo e i genitori in seguito a un attacco bomba del gruppo terroristico Emmanuel e Chinyere decisero di scappare da quel luogo di conflitto per dare un futuro migliore al figlio che stavano aspettando, che poi avrebbero perso durante il tragitto, attraversando il Niger, la Libia, il Mediterraneo, per finalmente arrivare nell’avamposto dell’Unione Europea per l’Africa: l’Italia.

Molti hanno scritto che Emmanuel è sopravvissuto al conflitto, ai terroristi, al deserto Sub-Sahariano, agli scafisti, ma nulla ha potuto contro il razzismo e l’ignoranza di un ultrà di estrema destra in un paesello italiano di 37 mila persone. Ma il problema è più complesso, e ben più grave. Emmanuel non è morto per mano di un fascista di Fermo. É morto per mano di chi ha legittimato quel fascista a sentirsi in diritto di insultare, spintonare e picchiare persone di colore. É morto per mano di chi su questa narrativa ha costruito o consolidato una carriera politica o mediatica.

Il 13 luglio 2013 il Senatore Calderoli diceva durante una manifestazione a Treviglio «Ogni tanto, smanettando con internet, apro il sito del governo e quando vedo venire fuori la Kyenge io resto secco. Io sono anche un amante degli animali per l’amore del cielo. Ho avuto le tigri, gli orsi, le scimmie e tutto il resto. Però quando vedo uscire delle sembianze di un orango, io resto ancora sconvolto».

In risposta alla richiesta di autorizzazione a procedere per l’accusa di istigazione all’odio razziale presentata dal Senatore Crimi, la Giunta delle Elezioni e delle Immunità Parlamentari il 4 febbraio 2015 respinse l’autorizzazione con il voto di due Senatori PD: Cucca e Moscardelli che sostenevano che le parole usate da Calderoli erano da intendersi come opinioni in un contesto politico.

Il PD Londra e UK e altri circoli in Europa pubblicarono una lettera di protesta chiedendo ai due Senatori di rivalutare la loro posizione

La lettera cadde nel silenzio.

Nel documento noi dicevamo:

Erano forse “opinioni” quelle espresse da parte di partiti e movimenti antisemiti prima della seconda guerra mondiale nei confronti degli ebrei, definiti e raffigurati come ratti, oppure caricature, non molto dissimili da quelle di cui anche la nostra On. Kyenge è stata vittima? 

E chiedevamo:

Ogni qualvolta intervenite in aula, cari Senatori, vorrei che pensaste a quello che la storia ci ha insegnato e lasciato. Vorrei che capiste che non potete permettervi di essere come la pancia molle della società, come dei goliardici al bar. Piuttosto dovreste dare l’esempio. A noi tutti.

Come Senatori e come senatori del PD voi avete il dovere di fare la differenza.

All’indomani della campagna della Brexit giocata tutta sulla migrazione, e guardando alle
elezioni di ottobre in Austria dove un partito di estrema destra rischia di vinceremain-farage-solution-1 usando immagini e un vocabolario che pensavamo di aver cancellato da questo continente, a maggior ragione noi ribadiamo la nostra richiesta ai rappresentati politici, tutti, ma in particolar modo del Partito Democratico, di capire che hanno il dovere di essere la testa, e non la pancia della società. Questo trend non solo poteva essere previsto (e infatti molti di noi lo avevano previsto), ma doveva essere fermato.

La nostra lettera si chiudeva dicendo: Spero che tutto il Partito Democratico, che tutto il gruppo PD al Senato, ritornino su questa decisione, per il rispetto alle tante donne e uomini immigrati nel nostro Paese e per il rispetto a tutta la comunità del Partito Democratico in Italia e all’estero. 

Nulla successe e nulla cambiò. E bisognerebbe oggi riflettere su chi allora aveva il potere di intervenire, e non lo fece. E su chi oggi ha il dovere di cambiare i toni, il linguaggio e le dinamiche contro tutte le categorie vulnerabili, nessuna esclusa.

Abbiamo bisogno di rafforzare la nostra comunità, a cominciare dal Partito Democratico, che si basa sul rifiuto di ogni forma di discriminazione razziale e di genere. Gli iscritti questo lo sanno bene, ed è per questo che scelgono il nostro Partito. È ora che anche chi siede in Parlamento e nei talk-show capisca di avere delle responsabilità, e sia giudicato per il proprio comportamento.

In un’Italia ed un’Europa sempre più xenofobe, il Partito Democrativo può e deve fare la differenza, gli attivisti e gli iscritti se lo aspettano.

Mina Zingariello
Laureata in Relazioni Internazionali all’Università di Trento, ha lavorato per diverse organizzazioni non governative in Italia, Africa e America Latina. Oggi vive a Londra dove lavora per l’organizzazione umanitaria International Rescue Committee ed è membro del Coordinamento del Circolo PD Londra & UK “Decio Anzani”.