“Non lasciatevi prendere dalle semplificazioni”. L’analisi delle elezioni regionali tedesche

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Foto della Cancelliera Merkel e di Frauke petryNon lasciatevi prendere dalle semplificazioni mediatiche sulle elezioni regionali in Germania di marzo 2016. Conviene ai media inglesi enfatizzare la sconfitta della Merkel, assecondando stereotipi sulla classe dirigente europea e sul pubblico tedesco. Conviene anche a quei paesi che hanno scaricato sulla Merkel la responsabilità dei loro problemi, tra cui l’Italia e la Grecia.

Non si tratta di difendere Angela Merkel, le cui giravolte politiche e negoziali con la Turchia lasciano alquanto interdetti, ma non si può darla per sconfitta alle prossime   elezioni politiche in base alle elezioni nei Land Sachsen–Anhalt nella Germania dell’Est, Rheiland-Pfalz e Baden-Württenberg.

E’ certamente vero che vi é stato uno spostamento a destra con l’entrata nei parlamenti dei Land di Alternative für Deutschalnd, e uscita di Linke che non ha raggiunto la soglia del 5% in nessuno dei 3 Land. Inoltre, le elezioni rispecchiano l’insoddisfazione con i partiti tradizionali, in particolare I neri (CDU) e I rossi (SPD). Ma se lo schiaffo l’ha preso Merkel, uno schiaffetto l’ha preso anche il Vice-Cancelliere socialdemocratico Sigmar Gabriel. In totale la   CDU ha perso 35 seggi, l’SPD 31.

La vittoria dei verdi in Baden Württenberg, un Land tradizionalmente nerissimo, è veramente un cambiamento storico. Tuttavia, il leader dei Verdi, Winfried Kretschmann é un cattolico e già Presidente del Baden Württenberg dal 2011; e in Germania, se ti piace il   Presidente del Land, o il Cancelliere, tendi a votarlo oltre la tua fede politica.

In contrasto, i Verdi non sono riusciti a superare la soglia del 5% in Rheinland Pfalz, mentre in Sachsen Anhalt il leader CDU Reiner Haseloff resterà al governo. Infatti, è   interessante notare che i “vincitori”, Kretchmann, Haseloff e Malu Dreyer, la leader SPD del Rheinland Pfalz che ha solo perso 3 seggi, appoggiano la politica sui rifugiati di   Merkel.

Invece, Jiulia Klöckner, la leader dei neri del Rheinland Pfalz, pur distanziandosi dalla Merkel non ha guadagnato un seggio in più: ne ha persi solo 6. L’elefante nel quadro, il partito di destra AfD che ha conquistato un totale di 61 seggi, resterà all’opposizione e pur avendo preso voti a destra e manca, ha preso anche voti da quelli che prima non votavano, dato che c’è stato un significativo aumento dei partecipanti – tra il 4% e il 10% a seconda del Land. L’astensione potrebbe diventare un fattore determinante nelle elezioni italiane ed inglesi nei prossimi anni.

In Germania, invece, bisogna vedere se l’aumento della partecipazione si manterrà a livello di elezioni federali. Il voto per la AfD è si un voto di protesta soprattutto di uomini tra i 25 e i 55 anni che si sentono sotto pressione a causa dei cambiamenti incorsi negli ultimi 15 anni, ma è soprattutto rafforzato dalla crisi dei rifugiati. Da un lato asseriscono di essere liberali e costituzionali, dall’altro propongono un passaggio a forme di democrazia diretta, un referendum per uscire dall’Euro, la chiusura delle frontiere esterne e interne dell’EU, il ritorno alla CEE su base confederale, la restrizione di alcuni dei diritti delle comunità islamiche ed ebree, la resistenza contro la riduzione della sovranità e identità tedesche, la difesa della famiglia tradizionale con ruoli tradizionali, l’abolizione di varie misure di difesa dell’ambiente.

Sarà interessante osservare quali coalizioni andranno al potere nei Land e, soprattutto, come questo influenzerà la maggioranza al Senato Federale. Si parla, infatti, di colazione verdi e neri in Baden Württenberg; di coalizione “Kenia” (neri, rossi e verdi) in Sachsen Anhalt; di coalizione “semaforo” (rossi, gialli – i liberali – e verdi) o Grande in Rheinland Pfalz e Baden Württenberg. Visto che i negoziati per le nuove coalizioni saranno lunghi, è   impossibile al momento fare delle previsioni esatte. Se l’AfD resta in una posizione di opposizione radicale e Merkel riesce a presentarsi come la fonte della stabilità del paese, trovando una soluzione alla crisi dei rifugiati, ha delle chances di farsi rieleggere a capo di una delle colorate coalizioni nell’autunno del 2017.

di Giulia Marsan, iscritta al PD Londra & UK